Nonostante la foto da vecchia prof, l’occupazione che la rilassa di più è cucinare piatti regionali, se possibile mediterranei. E da quando fa l’emigrante (si avvicina al decennale), si è specializzata in due cose: l’analisi del mondo arabo (politica e società comprese) e la cucina italiana con gli ingredienti trovati dove capita, dal Cairo a Gerusalemme. E’ il miglior modo per trovare radici e nello stesso tempo mescolare ciò che la vita, la realtà, il vicino di casa offre. Ed è per questo che ha trovato il suo rifugio, quando il lavoro lo concede, in una cittadina della vecchia Sicilia araba.
Oltre a scrivere articoli e, da qualche anno, anche libri, è diventata anche una blogger. Il suo diario virtuale non si poteva chiamare diversamente: Invisible Arabs.