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Donne, fate i figli oggi

admin | January 23rd, 2011 - 11:55 am

Mettiamola così. Questo post potrebbe essere un outing e in parte, lo è.
Se lo pubblico è perché mi auguro che si trasformi in una riflessione e in una discussione a più voci.
Cara Gianna (ma anche cara Heather, cara Antonella…), quando ho letto della tua maternità e poi della nascita di Penelope sono stata contenta.
Sono stata contenta come ogni donna che sa di una gravidanza.
Sono stata contenta per te e per tutte le donne che, oggi, grazie alla ricerca, possono realizzare un sogno.
Poche ore dopo, però, seduta sul bordo della vasca da bagno, mentre combattevo contro l’innata idiosincrasia con l’ago e con dolore mi iniettavo l’ennesima scarica di ormoni – una delle tante sottocutanee sulla pancia -, non ho potuto fare a meno di pensare che, forse, non la vogliamo una maternità cosi.
Una maternità frutto della provetta, figlia di mesi, giorni, sere in cui il tuo appuntamento fisso è con un’iniezione, un tempo scandito da monitoraggi, ecografie, prelievi, acido folico, farmaci in frigo.
Mesi in cui il ciclo detta i tuoi tempi. Una maternità a distanza come quella che c’è tra te e il tuo partner mentre la procreazione avviene, altrove, tra le provette.
Cara Gianna, raccontaci tutto. Anzi, no, non ci raccontare quello che sappiamo o immaginiamo, raccontaci il resto, raccontaci l’altra parte della storia. Ma davvero.  Raccontaci gli insuccessi, condividi le ansie, entra nei dettagli e facci vedere quello che c’è dietro. Quante iniezioni sulla pancia hai fatto? Quanti prelievi, tamponi, ecografie? Quante volte i tuoi tentativi sono falliti? Qual è stato l’impatto di ogni scarica di ormoni? Quante volte ti sei sentita stanca, affaticata, abbattuta? Quanto hai rischiato? Quanto ci hai creduto? Quale prezzo hai pagato?
Ma neanche questo mi basta, mi dico, mentre completo l’iniezione e mi preparo alla successiva.
Diciamo che sarebbe un primo passo, che se lo faccio io, sollevo un panno; se lo fai tu, si alza un tendone. Sarebbe un primo passo. Sarebbe un inizio di una presa di coscienza. Sarebbe, lo spero, l’avvio di una riflessione collettiva, femminile in primis, alla scoperta di quello che sembra ma non è.
Invece, ti provoco ancora e rilancio, perché sto imparando che l’esigenza primaria è trasformare le proprie esperienze in qualcosa di utile per altri. Perché, come diceva qualcuno, non accada ad altri quello che è successo a me.
La butto lì.
Cara Gianna, ma  se provassimo a raccontarla da un altro punto di vista? Se una donna come te, un’icona che ci ha insegnato a fregarsene delle regole e delle convenzioni, si facesse portavoce di un punto di vista diverso, innovativo, fuori dal coro? Un punto di vista vero. Un outing collettivo. Un outing come solo tu puoi e sai fare.
Se provassimo per assurdo a sfidare il maschilismo e a dire l’indicibile?
Donne, fate un figlio all’età giusta. Fate un figlio con un amore bello e impossibile. Donne di domani, fate un figlio oggi, a 20 anni. Fate un figlio quando le percentuali di successo sono altissime. Donne, non credete a quello che vi dicono gli uomini, i medici, i cronisti. Non ci sarà sempre tempo, a 40 anni non sarà come a 20. Donne, fate i figli oggi.
Già, starete pensando, e come la mettiamo con il resto? Come la mettiamo con un mondo, quello italiano in primis, che non riconosce il ruolo della maternità?
E la Chiesa? Il suo ruolo qual è? Quale alternativa valida ha messo in campo mentre era in atto il referendum sulla legge 40?  Ministro Carfagna, lei dov’è? Si schiera con noi?  Promuoviamo una campagna di sensibilizzazione e informazione? Partiamo con una riflessione sulla pari opportunità che non sempre è una vera opportunità per le donne?
Concludo e lascio la palla.
Ogni siringa che faccio, grida vendetta per chi il figlio vorrebbe farlo a 20 anni ma non può, perché non saprebbe come conciliare lo studio, il lavoro, la carriera.
Ogni buco sulla mia pancia, è frutto di un fallimento collettivo.
Ogni varicocele scoperto tardivamente, è il fallimento di una cultura che non educa alla prevenzione.
Ogni buco sulla mia pancia, è lo specchio di una politica che punta al ringiovanimento di una delle nazioni più vecchie d’Europa. Ma scaccia gli immigrati. E invita le donne alla maternità tardiva.
Ogni buco sulla mia pancia, è un tornare indietro e ristabilire sempre e per sempre il ruolo di subordinazione delle donne, spinte ad adattarsi ai tempi di una società maschile in cui la carriera detta i tempi del resto.
Ogni buco sulla mia pancia, stride con le dichiarazioni di Giovanardi, che lancia sentenze sui bassissimi tassi di natalità ma ripudia l’utilizzo della tecnologia.
Ogni buco sulla mia pancia, emette un suono che si trasforma in un invito: parlatene.
Parlatene e scoprirete storie nascoste. Raccoglierete confidenze e paure. Aprirete, come ci è capitato, un fiume di parole che non attendeva altro. Parlatene. Sempre, comunque e dovunque. Parliamone perché la realtà – che si sappia in giro – non è fatta solo di gravidanze facili, veloci, immediate. Ma è, a volte, un cammino. Lungo, arduo, solitario, costellato di ignoranza e scarsa informazione.
Parliamone.

p.s. La mia gravidanza assistita si è interrotta alla nona settimana, per un ovulo ceco. La tecnica ha funzionato, la natura ha selezionato.

Daniela Girfatti di “Estrogeni” ci ha raccontato la sua esperienza ed ha scelto di condividere con noi donne di Filomena, donne in rete, donne di questa epoca, un post che ha scritto per raccontare la sua fecondazione assistita. Una riflessione più ampia sul ruolo delle donne e di quanto accade nel nostro paese.

6 Responses to “Donne, fate i figli oggi”

  1. Sono profondamente ammirata da questo testo. Io ho avuto due figli a 35 e 38 anni, senza assistenza mediaca. Ma…… ho comunque capito che i figli vanno fatti prima. Donne fate i figli ora. Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo. A 20 anni si affronta un figlio, e si cambia il mondo allo stesso tempo. A 40 no, si fa una sola cosa alla volta, e il mondo lo si subisce più che cambiarlo; si conduce una battaglia personale e familiare, privata, per quanto giusta e coraggiosa. A 20 la vita scorre troppo veloce perchè un figlio possa fermarla, anzi, il figlio ti fa avanzare più velocemente e più velocemente ti trovi ad essere forte anche dell’esperienza della maternità.

  2. Daniela says:

    @Lisa è un conforto sentire quello che scrivi. “A 20 la vita scorre troppo veloce perchè un figlio possa fermarla, anzi, il figlio ti fa avanzare più velocemente e più velocemente ti trovi ad essere forte anche dell’esperienza della maternità.” è proprio splendido.
    grazie per questo ulteriore spunto di riflessione.
    Alla fine, se ci pensi, scendere in piazza il 13 significa rivendicare anche questo. L’essere donna oggi, subito.

  3. valentina calderoni says:

    mia madre aveva 19 anni quando sono nata, troppo giovane per accudirmi come andava fatto, credo che non abbia alcun senso dire fateli a 20anni e non è sempre vero che “il figlio ti fa avanzare più velocemente ti trovi ad essere forte..”, mia madre era ed è rimasta fragile. Bisogna restare con i piedi per terra e purtroppo la terra impone compromessi.
    Io e mio marito, rispettivamente 38 e 39enni, non possiamo avere figli e stiamo facendo il percorso per l’adozione, non ho voluto saperne di aghi nè di ormoni perché non considero la gravidanza come fattore imprescindibile né per sentirmi donna né tanto meno mamma. Se diventeremo genitori forse non saremo “rivoluzionari” come due ventenni, ma di certo saremo in grado di trasmettere molte più sicurezze a nostro figlio o figlia che sia.

  4. valentina calderoni says:

    ieri avevo scritto un commento più lungo di questo, non so perchè non è stato pubblicato (forse motivi tecnici..), per dire che, rispettando le opinioni altrui (questo sempre, anche se non esplicitato), personalmente non lego il mio sentirmi donna nè mamma alla gravidanza (sto adottando) e che a quasi 40anni il mondo non lo subisco affatto (e molte altre come me, ne sono certa). Spero che questo blog non sia fatto solo per chi la pensa allo stesso modo.

  5. L'irriverente says:

    Quando le signore ci si mettono a fare le sensazionaliste sono proprio coinvoglenti, ho letto posts degni delle migliori sceneggiature di hollywood, nemmeno clint eastwood avrebbe pensato di meglio; la frase più raccapricciante “a 20 ti fanno accelerare” o meglio lì mi sono davvero sbellicato dalle risate :p

    Ma avete tutte una rendita per caso? vi vestite da Bulgari immagino e fate shopping girando in mercedes altrimenti mi viene da pensare che state semplicemente impazzendo dietro l’inesorabile scomparire del vostro io tra i 100000000 di impegni della genitorialità, poi portare esempi di altri tempi è del tutto fuori luogo semplicemente perchè allora avere figli era la sola via per un benessere più “facile” da reggiungere, mentre oggi il prezzo del proprio egoismo (immagino che tutti voi vorrete riflettere su di me il termine egoista ma riflettete bene) verrà con grandi probabilità saldato anche dai vostri irrinunciabili pargoli…

    Poi nel caso di infertilità tale egoismo è ancora più palese!

    ma immagino che nessun sordo vorrà ascoltare :P

    Dolci sogni a tutte (o meglio docli illusioni)

  6. che cosa significa ?

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