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La riforma vista dalle donne

admin | March 22nd, 2012 - 4:52 pm

Dalle dimissioni in bianco ai congedi di paternità agli ammortizzatori, tutte le misure per le donne

Dovebbero essere le donne particolarmente favorite dalle novità in preparazione in materia di lavoro. Proviamo allora a vedere la riforma dal loro punto di vista.

Sono due le misure che incideranno direttamente nella loro vita. Innanzitutto l’eliminazione della pratica delle ‘dimissioni in bianco’ in vigore fino al governo Prodi, cancellata e poi introdotta di nuovo dal governo Berlusconi. Interessa due milioni di lavoratrici secondo i dati forniti dal governo.

E poi si avvia la sperimentazione dei congedi di paternità obbligatori che saranno finanziati dal ministero dl Lavoro. Per il ministro Fornero dovranno scatenare una rivoluzione culturale rendendo le madri più libere durante i primi mesi di maternità.

Queste sono le quasi certezze a favore delle donne anche se fino al testo definitivo tutto è ancora possibile. Il ministro del Welfare e delle Pari Opportunità Elsa Fornero ne va fiera. L’obiettivo del governo è arrivare al 60% di donne occupate, ora si è fermi al 46,9 secondo l’Istat.

Le altre misure riguardano tutti.

Per donne e uomini il contratto di apprendistato dovrebbe diventare il contratto principale d’ingresso nel mondo del lavoro. Gli apprendisti inizieranno con un periodo di formazione e poi arriverà la stabilizzazione. In caso di mancata conferma, il ministro Fornero chiede che il periodo di apprendistato dovrebbe almeno servire ad ottenere una certificazione delle competenze professionali acquisite.

Donne e uomini avranno a che fare un articolo 18 profondamente modificato rispetto a quello introdotto nel 1970 nell’ambito dello Statuto dei lavoratori che garantiva ai dipendenti delle imprese con più di 15 dipendenti il reintegro al lavoro nel caso di licenziamenti senza giusta causa. Il governo invece ora vuole che sia immediatamente possibile essere licenziati per motivi economici, donne o uomini, giovani o meno giovani. Qualora il giudice dovesse ritenere il provvedimento dell’azienda illegittimo il lavoratore non potrà essere reintegrato in azienda ma riceverà un indennizzo di 15-27 mensilità tenendo conto dell’ultima retribuzione. Sarà possibile anche il licenziamento per ragioni disciplinari. In caso di provvedimento illegittimo il giudice potrà decidere o il reintegro del lavoratore o una indennità fino a 27 mensilità in base all’anzianità. In caso di licenziamenti discriminatori resta il diritto al reintegro al lavoro che viene esteso anche alle aziende con meno di 15 dipendenti che attualmente sono escluse.

Ci sono poi gli ammortizzatori. La cassa integrazione per sostenere lavoratori e imprese in temporanea difficoltà rimane sostanzialmente invariata. Viene invece introdotta l’Assicurazione sociale per l’impiego per chi perde il lavoro (Aspi). E’ l’altra grande novità della riforma, prenderà il posto dell’indennità di mobilità, degli incentivi di mobilità, della disoccupazione per apprendisti, della cig in deroga e delle una tantum per i cocopro. Si applicherà a tutti i lavoratori privati con contratto a tempo indeterminato e determinato e ai dipendenti della pubblica amministrazione a termine. Varrà anche per gli apprendisti e gli artisti. I requisiti per accedervi sono: 2 anni di anzianità e almeno 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio. Durerà 12 mesi, 18 per i lavoratori over 55 anni. Si abbatte del 15% dopo i primi 6 mesi e di un ulteriore 15% dopo altri 6. Nel complesso riduce i tempi di percezione degli attuali sussidi. Prevede un’indennità con un tetto a 1.119 euro. L’aliquota contributiva è dell’1,3% per chi lavora a tempo indeterminato e dell’1,4% per chi non lo è.

Insomma, le donne non vedranno più sottoporsi la clausola delle dimissioni in bianco e in caso di maternità potranno continuare a lavorare lasciando per uno o due mesi il marito a casa. Poi però dovranno vedersela con un mercato del lavoro in crisi che avrà maggiore facilità a licenziare anche se garantirà loro una indennità più solida per un anno di disoccupazione.

La scomparsa della mobilità rischia di avere effetti negativi soprattutto sui lavoratori over 50. Quella è un’età in cui le aziende non considerano più le donne a rischio perché l’età della maternità è passata da un pezzo quindi  a meno di casi particolari - se si ha necessità di licenziare non si sta a guardare il genere. Ma le donne hanno le stesse possibilità degli uomini (già poche) di trovare un lavoro a quell’età?

del Pdl e una parte di quelle del Pd sono più che soddisfatte, la considerano una grande rivoluzione e un’occasione da non perdere.

E voi che ne pensate?

Articolo di Flavia Amabile, da LA STAMPA, 22 marzo 2012

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